Storia e arte

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CENNI STORICI

Panorama di San Colombano Belmonte

Le origini di San Colombano sono incerte quanto l'etimologia del suo nome. Anticamente questo luogo appare citato come Can-colombano ed anche Campo-colombano.

Il Bertolotti, autore delle "Passeggiate nel Canavese", nel 1873 scriveva che " il feudo di Campo colombano era tenuto nel 1185 da un certo Oberto Novello e che più tardi, nel 1251 era possesso dei Conti di Valperga.

La sua gente partecipò all'insurrezione contro i nobili, poichè è menzionato che nel 1391, sedata la rivolta, un procuratore del popolo, certo Dalmasso de Bianchi, si presentò al conte di Savoia per ottenere giustizia.

San Colombano segui le sorti dl Cuorgnè come frazione, ma pare che ottenesse l'autonomia comunale verso il 1448.
Quindi tra il 1711 ed il 1714 si affrancò anche dal dominio dei conti di Valperga e dal marchese di S Giorgio.

Con il 1" settembre 1869 incorporò l'antico comune di Sale Canischio, ridotto a frazione; mentre a sua volta San Colombano, nel periodo che va dal 1928 al 1948, venne aggregato a Cuorgnè.

Per distinguerlo da altri paesi omonimi gli venne unito l'attributo Belmonte, dopo la formazione del Regno d' Italia.

 

CENNI ARTISTICI E RELIGIOSI

Altare

La chiesa parrocchiale sorge sopra un poggetto solitario a poca distanza dal cimiterino montano.

Il 17 giugno 1636 l'allora esistente cappella di San Grato veniva eretta in parrocchiale e, più tardi, nel 1772 veniva ricostruita nelle forme attuali. Conserva un pregevole altare ligneo, trasferito da un istituto religioso di Cuorgnè a Son Colombano per evitare che divenisse preda bellica durante l'occupazione napoleonica.

Nel capoluogo sorge pure la cappella di San Rocco, mentre nella borgata Buasca si trova il piccolo tempio dedicato alla Beata Vergine, detta Filassola.

Il modesto edificio religioso sorge sopra un poggetto fra bei vigneti e, nonostante il suo atrio, ha tutta la sembianza di una casa rurale. In questo luogo, già verso la fine del XVI secolo, esisteva un pilone con l'immagine della Madonna, attorno alla quale vegetavano alcune felci e per quanto si strappassero, esse rinascevano più abbondanti, non solo, ma rimanevano sempre verdi anche a dispetto della neve e del gelo.
Questo fatto prodigioso indusse i locali a costruire la cappelletta. alla quale venne attribuito il soprannome di Madonna della Filassola, da files, che in dialetto significa felce, attributo che resiste tutt'oggi.

Infine, in frazione Sale, si trova la chiesuola di S. Marta. Fra le case vetuste del capoluogo ne spicca una secentesca ancora ben conservata, la quale sfoggia un robusto colonnato, adorno con i tipici archi di foggia canavesana.